Vino: Chadelune 2008 Vallée d’Aoste DOC vendemmia tardiva
Vitigno: Priè Blanc
Produttore: Cave Mont Blanc de Morgex et de La Salle, Morgex (AO)
Provate a fare un passito al nord, tira quanto vuoi ma il sole non è sempre dalla tua parte. Provate a tirare invece sul tempo, con il grappolo lasciato sul tralcio fino a gennaio e vendemmiato in notturna, lavoro che quando ben fatto abbiamo un eccellente vin-de-glace, o icewine, o eisswein.
– packaging: Il suo nome è molto bello e invitante, si perdona il francesismo per la riuscita romanticheria. Mentre pur essendo l’etichetta prodotta con carta pregiata alla fine l’ensemble grafica e colori non ci convince fino in fondo.
– aspetto visivo: Colore prezioso giallo dorato tendente ambrato inteso con riflessi dorati, archi veloci e molto densi
– aspetto olfattivo: Intensità alta, avvolgente, suadente, bouquet strambo di rabarbaro e ginger e radice… poi note fruttate di medio livello di mandarino, bergamotto e pompelmo rosa, segue aroma tropicale di frutto della passione, poi frutta candita, floreale di glicine e genziana, cannella, biscotto e caramello, foglia di tabacco, vegetale di arbusto, resinoso, te. Quando si dice complesso… ma anche molto catturante.
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Italia
Vino: Unterebner Pinot Grigio 2014 Alto Adige DOC
Vitigno: Pinot Grigio
Produttore: Tramin, Termeno (BZ)
L’anno di vendemmia 2014 qualche problemino lo ha dato a tutti e sopratutto a nord. Quando troviamo da questa sfortunata vendemmia dei vini di gran gusto sappiamo di essere di fronte a grandi cantine, e, per-bacco questo grauburgunder grazie ad alcuni fattori chiave, vuoi la bassa resa, la media altezza dei vitigni che può avere beneficiato di brezze positive per i ristagni di umidità, e la buona esposizione per cogliere tutto il poco-sole 2014, ed ecco che il risultato è un gran bianco da gourmet, calibrato nella sensorialità peculiare del vitigno ma riconoscibile, fluidissimo seppur di struttura. Le siddette ‘cantine sociali’ sembrano esprimersi a questi livello solo da Rovereto al Brennero… che sia anche un sinonimo di civilità superiore?
– packaging: Bottiglia molto bella, personalizzata nella forma e nel logo, etichetta pulita, fine, forse poco comunicante, anzi purtroppo perde l’immagine della territorialità ma acquista qualche punto nel raccontarsi e nell’eleganza.
– aspetto visivo: Colore giallo paglierino con riflessi verdini, archi veloci, mediamente fitti ma molto spessi.
– aspetto olfattivo: Naso suadente e di buona intensità, manifesta subito un gran carattere con un’impatto medio-alto, dove apre con aromi fruttati e puliti di albicocca, mela cotta, mela golden, papaya, poi miele di acacia, fiori di campo, poi
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Vino: Rosso di Montalcino Doc 2011
Vitigno: Sangiovese Grosso
Produttore: Fonterenza, Montalcino (SI)
A Montalcino bastano due passi in centro per capire come tutta l’economia gira intorno al vino, anzi al Brunello, tant’è che Montalcino è uno dei rarissimi comuni a disoccupazione quasi zero ed a reddito distribuito… alla faccia di chi ha disseminato il petrolchimico sulle nostre bellissime coste ed altre amenità industriali oggi decadenti e ieri sostenute da soldi pubblici! Comunque lo si guardi, il ‘sistema’ Brunello funziona anche se troppe aziende non possono garantire una qualità sempre alta, e qualcuno che approfitta del nome c’è, eccome. Tuttavia quando il Brunello è quello giusto vi sarà chiaro che non tutti i territori sono in grado di fare vino di livello stratosferico, in questo tasting parliamo addirittura del semplice ‘Rosso Doc’, biglietto da visita e prova dei fatti per molte aziende, questa Fonterenza addirittura una delle più giovani, ma come spesso capita ci vogliono stimoli esterni per continuare la tradizione… apparente ossimoro per lodare i risultati della cantina con questo Rosso che ha portato in alto il nostro giudizio e le lodi per l’espressione del Sangiovese Grosso, indi chiudere la bocca agli insani tentativi di ‘aprire’ il disciplinare.
– packaging: Etichetta un po’ da interpretare, contemporanea ma deve piacere, a noi piace è un modernismo riuscito e con carta e tecnica di stampa che rivela molta cura. Sono molto belle le note di retro, pur non dicendo molto della tecnica del vino, sono parole che hanno senso e dirigono l’interesse del lettore.
– aspetto visivo: Colore rubino abbastanza carico, archi abbastanza fitti e lenti, che si prendono il loro tempo…
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Vino: Zero Infinito 2014 VDT
Vitigno: Solaris e altri vitigni
Produttore: Pojer e Sandri, Faedo (TN)
Questo prodotto ha attirato la nostra attenzione durante una bella degustazione e nel bel mezzo di Champagne mica male… che Bacco ci fulmini! Non che vorremmo fare paragoni pazzoidi, è che in mezzo a bottiglie straeleganti vedere questa con il liquido torbido ci ha colpiti, quando invece avrebbe allontanato i conformisti. Sono vini come questi che alzano il livello della discussione su temi di vera cultura enoica ed agricola, insomma nobilitano, la ricerca che ci sta intorno è davvero tanta e la voglia del produttore di ‘farlo’ e portare sul mercato questa roba fa assomigliare il vigneron a quello che stava alla testa dei ‘300’, tanto è il coraggio che ci vuole. Provare assolutamente, al di là del gusto e della qualità che si possa esprimere, è comunque un’esperienza.
– packaging: Bottiglia molto robusta e pesante, non propriamente bella nella grafica, anzi no è proprio bruttina, ma questo colore giallo torbido con residui ben visibili e il tappo a corona hanno un richiamo irresistibile.
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Vino: Longonese 668 2014 VDT
Vitigno: Ansonica e altro
Produttore: Arrighi, Porto Azzurro (LI)
Vino che definiamo artigianale a produzione limitata e diffuso solo nella ristorazione dell’Elba, rivela un profilo sensoriale attraente, fresco ed immediato ma non così semplice come potrebbe fare pensare, anzi il bouquet dei profumi è di tutto rispetto e molto pulito. Conferma come l’annata 2014 sia in grado di rendere vini bianchi di buona freschezza e piacevolezza, come in questo caso di ottima soddisfazione pur nella sua vita di durata effimera.
– packaging: Appare quanto mai improvvisato nell’estetica ma giustificato dall’artigianalità del momento, anzi si rivela pieno di interessante comunicativa, esprimendo molta passione e comunicando bene la realtà territoriale.
– aspetto visivo: Tonalità paglierino intenso virate sul giallo, torbido, tipo camomilla, con riflessi dorati.
– aspetto olfattivo: L’intensità dei profumi è un po’ più che media, possiede un bouquet invitante che si sviluppa su aromi di frutta bianca e gialla, pesca, pescanoce e albicocca, agrumato gentile di bergamotto, melone, mango, lieve banana matura, miele con sentori vegetali, fiori di campo e macchia, finocchio fresco, speziatura di zenzero. Addirittura complesso!
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Vino: Drago 2011, Toscana IGT
Vitigno: Ciliegiolo
Produttore: La Mercareccia, Casale Marittimo (PI)
Insistiamo sull’area della Costa Toscana, qui il fermento si nota e nell’ultima decina di anni lo sviluppo di nuove aziende e prodotti di rilievo si è imposto all’attenzione. Dagli iniziali vitigni internazionali stanno progressivamente aumentando gli autoctoni, era solo questione di tempo… e ne è passato di tempo dal Cavaliere di Michele Satta primo Sangiovese nell’areale, e sono dunque attuali le eccellenti performance sul Sangiovese del Podere Il Castellaccio che ci ha non poco meravigliati già dalle sue primissime vendemmie, vini che dopo avere sconsacrato il territorio di Bolgheri oggi alzano il livello qualitativo del vitigno principe toscano. Quassù a dirimpetto di Bolgheri ci sono della magiche colline dove troviamo Montescudaio in cima a fare da capolista della denominazione omonima, e sulla collina più bella tra il mare e le foreste della Val di Cecina c’è il gioiello Casale Marittimo dove questa azienda propone le sue gemme tra cui ci è balzato all’occhio il Ciliegiolo, purtroppo ignorato nella vinificazione in purezza e invero di gran pregio. Leggere, leggere…
– packaging: Grafica talmente semplice da essere stata sicuramente oggetto di studio, ampio lo spazio dell’etichetta quasi tutta bianca e quindi molto chiara nella lettura, a nostro giudizio è una strategia ottima per aziende giovani che non hanno storia da trasmettere o peggio rischiano deja-vu di poco stile. Estetica quindi buona ma ne va anche un po’ di perdita di comunicazione, la parola ‘Toscana’ conviene sempre scriverla un font in più per l’intrinseca nomea tra i consumatori locali e internazionali. Ottima qualità della carta, purtroppo nel retro non ci racconta nulla, occasione persa….
– aspetto visivo: Colore rubino carico di saturazione medio alta, produce archi fitti e veloci.
– aspetto olfattivo: Intensità al naso medio alta o quasi alta, di impatto iniziale inebriante dove colpisce con frutti rossi contornati d’arancia stramatura, dunque il fruttato è focalizzato solo sui toni della ciliegia matura e confettura di ciliegia, seguono dattero,
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Vino: Vermentino 2014 Elba Doc
Vitigno: Vermentino
Produttore: Valle di Lazzaro, Portoferraio (LI)
Una relativa new entry nell’universo (si fa per dire) elbano che dimostra livelli interessanti pure con la difficile stagione 2014, più che bene quindi. Puntiamo l’assaggio del Vermentino piuttosto che il classicissimo Ansonica e la sorpresa è di quel non proprio comune incantare di una nuova scoperta, piacere ed equilibrio con una tecnica che fa intravedere le ottime capacità e volontà del progetto. Azienda da mettere assolutamente nel bookmark enologico.
– packaging: Immagine molto semplice ma che ben si presenta con toni eleganti nell’etichetta e anche nella scelta della bottiglia borgognotta, stringate le informazioni.
– aspetto visivo: Calice di colore paglierino molto chiaro con riflessi verdini.
– aspetto olfattivo: Olfatto d’intensità media, avvolgente e pulito, piacevolissime le note invitanti di miele e floreali avvolti in aromi vegetali, ma andiamo con ordine e abbiamo un’apertura con tono agrumato di lime maturo seguito da pescanoce acerba, papaya, mango, poco melone maturo, un deciso miele millefiori e buon aroma di iris e fiori di campo, speziatura e balsamico alquanto coinvolgenti seppur lievi, poi anice, vegetale di erbaceo e fieno fresco, sottile rosmarino e maggiorana, pietra e salmastro. Veramente un profilo di avvincente pulizia e buona complessità.
– aspetto gustativo: Palato in espressione di equilibrio e decisa mineralità, più indietro un’acidità morbida e più sotto una
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Vino: Beccacciaia 2009 IGT Toscana
Vitigno: Merlot
Produttore: Pakravan-Papi, Riparbella (PI)
Torniamo ancora a focalizzare l’interesse su questo relativamente recente produttore che con i suoi vini ci ha ben lasciati soddisfatti nel palato, nell’olfatto, e nella felicità interiore. Con una scelta di prodotti tutta incentrata sull’Indicazione Geografica tralasciando il compito sulla Doc Montescudaio in cui ricadono i suoi vigneti, Pakravan-Papi non sbaglia una bottiglia, il tema dei rossi è molto interessante e pur lasciando spazio a vitigni internazionali mantiene una seducente espressività territoriale con una riconoscibilità che troviamo nella caratteristiche minerali particolari della zona. Se pensiamo a quanti Merlot ci sono in commercio, e che sono probabilmente le più numerose bottiglie di vino prodotte e vendute, gioiamo di fronte a prodotti come questo, dove fruttosità e florealità del vitigno giocano con una toscanità molto di carattere, ed è forse proprio dalla Costa Toscana che stanno giungendo ultimamente delle belle sorprese, un areale che si sta dimostrando capace di caratterizzarsi e distinguersi dalla vicina imponenza del bolgherese e dall’affermazione della Maremma, comunque già troppo lontana per confrontarsi. Senza dimenticare che 50km più all’interno abbiamo il Chianti che quaggiù stiamo sfidando con dei Sangiovese di diverso stampo ma talvolta più interessanti e peculiari. Vediamo nel dettaglio questo Merlot…
– packaging: Sulle etichette della casa ci ripetiamo essendo un lay-out comune diversificato nei colori, una moderna bellezza con una comunicazione abbastanza efficace e ottima riconoscibilità. Retro con qualche informazione ma nel complesso è sufficiente la comunicazione di prodotto e territorio.
– aspetto visivo: Al calice appare di colore rubino scuro con riflessi rubino, alta saturazione colore, produce sulle pareti degli arconi lentissimi e fittissimi, da ammirare. Visibile una lieve sospensione.
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Tra i tanti eventi-degustazione nel padiglione vino riusciamo ad aggiundicarci questo del consorzio marchigiano, l’occasione è interessante per degustare qualche buon bianco da ‘quelle parti’ giustamente rinomate.
L’organizzazione dell’evento fluisce bene, la prenotazione online viene conclusa in un attimo ed arriva subito la mail di conferma, al nostro arrivo il personale di controllo ci fa saltare la fila per raggiungere la sala all’ora stabilite, tutto molto bene per la fase organizzativa.
La sala attigua all’ormai famosa ‘sala dei dispenser’ è appena sufficiente per le 30 persone presenti, ma ben climatizzata ed illuminata, lo stile dell’arredamento è evidentemente pensato da un designer astemio… molto belli i tavoli che finiscono alle estremità con delle discese sinuose, ma si rischia che il bicchiere scivoli per terra!
La degustazione dura ca. 45 minuti e per l’occasione è tenuta dal direttore del Consorzio, il che è un’ottima cosa ma purtroppo una sola azienda è presente, peccato, tuttavia ci riconduce alla nostra sensazione che Expo non sia stato una piattaforma di rilievo per i medio-piccoli produttori.
L’introduzione segue una descrizione introduttiva al territorio, ci è piaciuto il discorso che esalta e da molta importanza al legame con il territorio, supportato dalle immagini evocative, ovviamente seguito dal racconto della realtà marchigiana, senza dimenticare il notevolissimo apporto degli chef Uliassi e Cedroni, ci ha fatto molto piacere che siano considerati con il giusto merito e sia manifestamente capita la ricaduta culturale che ne ha guadagnato tutto il territorio.
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Vino: Parej 2012 VDT
Vitigno: 90% freisa il resto altre varietà locali
Produttore: Enrico Druetto, Alfiano Natta (AL)
Ecco un vino che calza bene il termine -vino vero-, semplice e non banale, non semplice da fare. Ma vero cosa e come? Il resto è finto? No, diciamo che gusto e aromi si presentano differenti, molto meno ammiccanti, così come sono e come vengono, dalle uve, dal terroir, dalla stagione, queste sono le situazioni più consone a spiegare il termine -vero-. Vero che bisogna pure capire molte cose, sopratutto da piccoli produttori-artigiani non si può parlare del loro vino senza almeno cercare di capire la situazione e per primo il coraggio imprenditoriale e la coerenza morale, entrambi convergenti nel credere nel vino che ‘si fa’. Bene, invitiamo alla lettura e se possibile all’assaggio, vini come questi sono estremamente didattici e utili all’apertura mentale…
– packaging: Impostazione grafica così com’è il vino, dire semplice è niente, è essenziale e diretta come il vino contenuto. Bisogna metterci in etichetta VDT, va de se che la comunicazione è inficiata con i tanti divieti imposti dalla legge… va bene così.
– aspetto visivo: Nel calice è rubino scuro abbastanza saturo, produce molti archi fitti e veloci.
– aspetto olfattivo: Naso di intensità media dove appena aperto abbiamo con non poca meraviglia sentori di erba, legno bagnato, humus, terreno, seguiti in tono minore da frutta rossa macerata… Dopo qualche minuto si equilibra meglio e abbiamo più ordine, qualche frutto di bosco nero, caco stramaturo, dattero, un po’ di cugnà, profumi floreali netti, sopratutto
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