Vino: Franciacorta Dosage Zéro Noir 2005
Vitigno: Pinot Nero
Produttore: Ca’ Del Bosco, Erbusco (BS)
CDB già con la serie Vintage aveva mostrato l’aspirazione di andare in alto, con questa nuova serie di millesimati proprio spicca il volo osando livelli di qualità e marketing molto ambiziosi. Da uve Pinot Nero sicuramente di tendenza ma per nulla facili nei risultati, il prodotto parte dalla selezione di un vigneto che di fatto diventa un cru, lunghissima permanenza sui lieviti, veste grafica di una bellezza mai vista in Italia e anche poco Oltralpe… al gruppo Santa Margherita non mancheranno i fondi, ma saperli usare bene è tutt’altra storia! Il risultato di questa ambizione è un prodotto capace di collocarsi nella fascia alta del settore, nicchia per i metodi classici italiani, ma se vogliamo crederci facciamolo: non ci è mai piaciuto il confronto con gli Champagne, spesso improponibile, ma volendo, con questi vini possiamo giocarci senza farci male.
Il prodotto ha un profilo sensoriale dritto e complesso, molto difficile e che richiede una certa preparazione, lontano da profili fruttati ed ammiccanti, è invece un monolite di grande statura e richiede la predisposizione verso l’eccellenza e la pazienza nel sapere cogliere doti sensoriali estremamente articolate, per poi concedersi nell’elargire grandi sensazioni ad alta quota. Finalmente un prodotto a bassissima dose di solfiti, semplicemente lodevole che un produttore di queste dimensioni stia così attento a qualità intrinsecamente bio.
– packaging: Veste grafica di rara eleganza, di grande impatto, si nota come sia bellissima la realizzazione della capsula e il gioco misurato dei loghi aziendali, con le tonalità in svariate
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Italia
Vino: Torre di Giano Vigna Il Pino 2011, Bianco di Torgiano DOC
Vitigno: Trebbiano 70% e Grechetto 30%
Produttore: Lungarotti, Torgiano (PG)
Non solo vino di grande eleganza, sopratutto vino speciale e di carattere, fatti rari da rilevare tutti insieme. Il profilo sensoriale gusto-olfattivo è qualcosa che senza strafare sorprende, nel senso che questo vino appare con tutte le sue cosettine a posto con un equilibrio compiuto, ma anche denotato da sensazioni proprie che restituiscono un panorama con un angolo verso il mondo e tutto il resto ben in vista sul territorio, un raro connubio di immagine territoriale in grado di conquistare palati più inclini al gusto global senza cedere nulla del suo carattere, con un calibratissimo uso della barrique e rigorosi vitigni locali. Abbiamo molto apprezzato il contenimento del tenore alcolico con invece una struttura di tutto rispetto, inimmaginabile la freschezza a cinque anni dalla vendemmia.
– packaging: Immagine elegante e fine, etichetta di ottima fattura e vediamo sopratutto un’attenta selezione della cadenza dei nomi in rifermento, mostrati in scala di lettura dall’alto al basso con caratteri individuati a seconda dell’importanza, retro con ottime informazioni ma avremo gradito qualche parola sul luogo.
– aspetto visivo: Colore fine e pulito, giallo paglierino tenue e brillante, archi densi, abbastanza ampi e veloci.
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Vino: Altura 2013
Vitigno: Ansonica
Produttore: Carfagna, Isola del Giglio (GR)
E attenzione poiché questo è uno dei vini a cui abbiamo assegnato una valutazione tra le più alte, in assoluto top tra i bianchi. Per questo sono bastate le caratteristiche sensoriali, ma in fondo non è legittimo non considerare anche la appartenenza, la lavorazione, la territorialità, mai un vino perfetto privo dell’espressione del terroir potrà raggiungere la nostra valutazione massima, in fondo è vero che siamo influenzati dalla storia e dal luogo del vino, e ci piace così.
Ansonaco viene chiamato qui il vitigno, più noto come Ansonica e più a sud come Inzolia, ma a dispetto del cambio di una consonante l’interazione dell’ambiente fa la differenza e pensiamo sia difficile eguagliare questa performance gusto-aromatica, così come la magia della simbiosi del Giglio, del mare, della roccia e delle radici in profondità, ecco fanno una magia indispensabile nel portare una spremuta di uva fermentata a livello di un gioiello. Come ripetiamo spesso, nel risultato ci sono le risposte ai molti perchè, sopratutto al perchè fare vino su di un’isola con tutte le difficoltà logistiche, agricole, produttive, gestionali, la fatica lasciata sui pendii e terrazzamenti, la risposta dal ‘why’ al ‘because’ è l’unicità e la specificità di questo vino, irripetibile se non qui al Giglio, anzi nella zona sud e non altrove, una magia non riproducibile in nessuna industria in nessun altra parte del mondo, quindi una qualità superlativa accompagnata dal panorama tridimensionale che versiamo nel nostro calice. Il perchè definitivo è che l’uomo libero fa così, che la bellezza salverà il mondo.
– packaging: Inusuale, essenziale ma riuscito, riconoscibile per l’originale divisione dell’etichetta, ricco di comunicazione ed informazioni, racconta tanto di se e della sua storia, le lettura invoglia a bere, ma… non dice nulla del Giglio, che meriterebbe due parole.
– aspetto visivo: Ma perchè si chiarificano i vini? Perchè regalare colori trasparenti a chi non capisce una beata minchia di vino, quando questi prodotti non-filtrati hanno un aspetto particolare e riempiono il calice di lucente bellezza. Il colore nel calice è un ambra dorato, torbido con riflessi dorati, in una parola bellissimo. Lascia archi mediamente fitti e lenti.
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Vino: Pugnitello 2010 IGT Toscana
Vitigno: Pugnitello
Produttore: La Selva, Albinia – Orbetello (GR)
I vitigni autoctoni ci piacciono davvero, e più sono misconosciuti e rari più li cerchiamo. Il Pugnitello non è proprio uno anonimo, faceva parte di uvaggi di vini locali abbandonati a favore di uve più produttive, ma sta tuttavia tornando in auge con alcune interpretazioni che abbiamo sorseggiato, tutte di ottimo gradimento. Nell’estensione della bassa Maremma La Selva occupa uno spazio fisico significativo, parliamo di centinaia di ettari di agricoltura da cui viene un catalogo di vini molto ampio e di buon livello qualitativo, tra cui per l’appunto alcuni autoctoni che non ci sono sfuggiti.
– packaging: Grafica molto semplice ed estremamente diretta, dal nome-prodotto ai legami brand-territorio tutto arriva bene come fosse scandito da uno speaker, abbiamo anche le descrizioni del retro in tre lingue, esaustive in poche righe nel parlarci di questo vitigno. Nel complesso non è una veste elegante, ma è fine quanto serve e sopratutto possiede la riconoscibilità di un prodotto semplice e ben fatto.
– aspetto visivo: Colore impenetrabile, quasi nero con riflessi violacei, archi abbastanza lenti e molto fitti ma non densi. Non filtrato con residui.
– aspetto olfattivo: Profumi di intensità media o più che media con focus iniziale concentrato su terreno e fruttato, apre con arancia rossa macerata, poi ciliegia surmatura, mirtillo, caco, poco dattero e pistacchio, poco confettura di ciliegia, floreale di garofano e viola passita, cera, poco pepe nero, vago caramello, erbaceo e molto terreno, un po’ di balsamico di quercia.
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Vino: Sopra 2012 Montescudaio Doc
Vitigno: Sangiovese
Produttore: Colline di Sopra, Montescudaio (PI)
Il ‘tipo’ sangiovese sta definitivamente emergendo in questa denominazione al tempo troppo dedita ai vitigni internazionali, e da alcuni anni assistiamo a vini del ‘tipo’ non solo ben fatti ma che riescono ad esprimere quel gusto godurioso che solo il vitigno in questione sa avere. Colline di Sopra è una delle più giovani aziende della zona, adagiata sulla collina dietro più che sopra a Montescudaio ha diversi ettari esposti a nord-nord ovest e ben ventilati oltrechè appagati su un bel panorama della Val Di Cecina, questo potrebbe avere giocato un buon ruolo nell’ottenere vini che giocano qualche punto in più di finezza ed eleganza, senza strafare col legno. Questo Sopra è il prodotto di punta che riesce a cogliere l’obiettivo con risultati di ottimo livello, non dimentichiamo che la vicinanza di Bolgheri e qualche altro blasonato wine-maker porta in alto la competizione, e qui forse con troppa timidezza si propone un gran sangiovese!
– packaging: Più diretto di così… non ci convince la stile che accomuna i prodotti della Cantina, c’è una ragione nel non volere avere troppi richiamo ed inventarsi le solite cose per un’azienda nuova che non ha ancora una storia da raccontare, ma suvvia comunichiamo, comunichiamo… l’etichetta è la faccia con cui si presenta il vino.
– aspetto visivo: Calice di colore rubino molto scuro e saturo, archi spessi e veloci.
– aspetto olfattivo: Impianto olfattivo di intensità quasi medio alta, inebria con bouquet di frutti rossi e neri macerati e mitigati da un vago apporto del legno, troviamo quindi ciliegia e prugna, mora e confettura di frutti di bosco, dattero, floreale
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Vino: 400 Some Aglianico del Vulture Doc 2006
Vitigno: Aglianico
Produttore: Carbone, Melfi (PZ)
A tutt’oggi l’aglianico merita ancora più interesse, per chi conosce e riconosce le qualità del vino a ‘masticare’ un aglianico è cosa che risveglia i sensi, nonchè l’interesse verso un vino di grande statura e qualità elevata, cambiandoci qualcosa nei profili sensoriali a cui siamo troppo bene abituati…
– packaging: L’etichetta reca un’immagine che nella sua ricercatezza risulta però confusa al primo impatto, nomi e denominazione purtroppo si confondono senza avere come controaltare un grafica attraente. É invece lodevole la voglia di raccontare che si percepisce nel retroetichetta, che ci dice molte cose utili, è raro uno spazio così riservato alla comunicazione diretta, molto esplicativo e molto utile.
– aspetto visivo: Colore da brivido a totale saturazione, archi mediamente fitti che diventano più stretti e lenti nella discesa.
– aspetto olfattivo: Impatto dei profumi di media intensità, frutta e vegetale secco su tutto, apre con poca arancia surmatura, un poco più di mora matura, poi prugna sotto spirito e in confettura, frutta cotta tipo cugnà, lavanda e geranio, cera, pepe nero ben presente, bosco di arbusto verde, fogliame verde, eucalipto, cuoio leggero.
– aspetto gustativo: Palato pieno, acidità presente ma in fievolire, leggera pungenza di alcol, tannino protagonista
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Vino: Franciacorta Docg Brut 2011
Vitigno: Chardonnay
Produttore: Giuseppe Vezzoli, Erbusco (BS)
– packaging: Immagine abbastanza personale e discretamente moderna, non proprio un’innovazione ma ben riuscita. Apprezziamo la chiara indicazione di tiraggio e sboccatura.
– aspetto visivo: Di colore giallo paglierino molto tenue con un perlage estremamente fine e persistente che sale con una buona sorgente dal fondo.
– aspetto olfattivo: Naso di intensità medio bassa anche se appare un poco meno avaro di tanti Franciacorta, all’apertura produce sentori netti di lieviti che si attenuano dopo qualche minuto, rimanendo invece un bel profilo vegetale insieme all’attacco agrumato, in ordine abbiamo l’agrume di pompelmo, seguito da nocciola, favo, miele, fiori di campo, poco zenzero e rabarbaro, vegetale, erbe aromatiche, fieno secco. Aromi molto puliti e fini.
– aspetto gustativo: Palato ampiamente soddisfatto ed equilibrato senza sbavature, acidità e buona struttura, solletico fine del perlage, tonalità minerali e sapide non decise ma presenti e in bel contraltare. Retrolfatto corto di agrume, vegetale e note balsamiche. Nella normalità del mondo dei metodi-classici questo vino ha mostrato un profilo di carattere, molto piacevole e con le finezza ed eleganza imprescindibili in questa metodologia, una specie di nuovo corso della Franciacorta che promette bene.
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Vino: Vigna Castello di Lamole 2011 Chianti Classico DOCG Riserva
Vitigno: Sangiovese
Produttore: Fattoria Di Lamole, Greve in Chianti (FI)
Grazie al Cielo c’è il Chianti Classico! E quando capisci i suoi cru sei arrivato, è come quando da giovane prendi la patente, tutto sarà diverso nella tua visione del vino, ora hai la saggezza… Lamole è un mondo a sè stante nel micro universo classical-chiantishire, quando ci vai e inizi a salire capisci che ti stai staccando da qualcosa, se ci arrivi da Panzano quando inizia lo sterrato capisci che qualcosa cambia, quando sei lì e magari è quasi tramonto d’inverno e la vista spazia dalle luci di Firenze, alle creste innevate della Garfagnana, alle torri di San Gimignano… capisci e basta. É quello scatto che ti fa pensare di essere in un luogo particolare, ben sopra i soliti limiti della coltivazione della vite, ed i suoi vini riflettono il carattere che ben definisce il suo terroir fino a diventare un cru, tale è la ricchezza di elementi caratterizzanti il vino di Lamole. Una manciata di produttori con alcuni gioielli fra cui Fattoria di Lamole, che dal notevole impegno e passione di Paolo Socci tira fuori dei vini commoventi nelle riserve e quanto meno abbondanti di sensualità come questo Classico Le Stinche. Ancora abbiamo il pianto di commozione a vedere i terrazzamenti dei vigneti, strappati alla deficienza umana e alla penuria culturale imperante dall’eroico impegno di Paolo. Ma beviamo, ops, leggiamo di questo vino…
– packaging: L’immagine evocata dalla grafica è abbastanza buona e più che sufficiente a dare carattere ed eleganza al prodotto, poche le note di retro ma in grado di esprimere l’orgoglio del produttore, questo è bello.
– aspetto visivo: Calice colorato di rubino di buona saturazione, scendono archi lenti, mediamente fitti e spessi.
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Vino: Ramitello 2011 Biferno Rosso DOC
Vitigno: Montepulciano 80% – Aglianico 20 %
Produttore: Di Majo Norante, Campomarino (CB)
– packaging: Etichetta unica e riconoscibile, bella nell’insieme ma con qualche mancanza di comunicazione ed informazioni, proprio perché viene da una zona poco nota meriterebbe più orgoglio nel proporla.
– aspetto visivo: Colore rubino riflessi rubino, media saturazione, archi abbastanza spessi e veloci.
– aspetto olfattivo: Intensità dei profumi medio alta, apre con un bel fruttato maturo di arancia rossa, poca ciliegia, fragolina di bosco, prugna secca, confettura di fragola e di prugna, segue un netto floreale di iris, poi note di pasticceria e tostate, piacevoli e non irruenti, note di corteccia e menta, quercia e bosco secco, notiamo un bel tono vegetale, il tutto un po’ indispettito dalla pungenza dell’alcol che rompe un idillio molto buono.
– aspetto gustativo: Al palato dona calore purtroppo non dovuto alla struttura ma al tenore alcolico un pochetto fuori controllo, ma quello che si nota è la bellezza del tannino, di medio livello, deciso ma fine e quasi setoso, inarrivabile a questo prezzo. Lieve mineralità e media acidità che serve per sbanalizzare, comunque discreta struttura, buona persistenza con retrolfatto focalizzato su frutta rossa di fragola e ciliegia e poco di quel bel tono vegetale.
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Vino: Solos Lagrein Riserva Doc 2011
Vitigno: Lagrein
Produttore: Kaltern, Caldaro (BZ)
Se pensate alla -leggerezza della vita- dei vini rossi leggeri del Sudtirol cambiate subito idea con il pezzo forte Lagrein. Grande uva da grande vino che riuscendo a moderare un pochetto il grado alcolico prende eleganza oltre a dimensione strutturale. Invidiabile l’organizzazione da queste parti, scegliendo nel catalogo Kaltern i prodotti di punta c’è molto da capire sul livello qualitativo che oggi la regione è in grado di esprimere, unica nel suo genere nella gestione vocata alla qualità delle cosidette cantine sociali, un esempio per tutti.
– packaging: La capsula con il logo ‘Sudtirol’ da un tono di appartenenza e di carattere molto ben funzionale, è comune a tutti i prodotti della zona e funziona molto bene nel comunicare il territorio. Semplice. L’etichetta è molto pulita e di grande eleganza, se non ci è piaciuta nel (mono)colore e nei pochi messaggi, è di ottima fattura ed esalta il prodotto. Poca invece la comunicazione territoriale.
– aspetto visivo: Calice che diventa scuro, impenetrabile, di altissima saturazione, appare rubino solo sull’unghia, archi lenti e abbastanza fitti.
– aspetto olfattivo: Naso di media intensità con bell’impatto di frutti di bosco e note vegetali boscose, nell’ordine ribes, mirtillo, dattero fresco,
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