Vino: Primitivo 2008, Salento IGT
Vitigno: Primitivo
Produttore: Cantele, Guagnano (LE)
E venne il tempo della ragione, la forza è nulla senza controllo… Il Primitivo, vino un tempo di grande robustezza e invadenza ‘meridionale’ ma oggi finemente lavorato per ottenere un prodotto di grande livello dove la ragione e la sapienza enologica giocano un ruolo fondamentale. La cultivar Primitivo è capace di grandi cose e questo prodotto di una tra le prime realtà vitivinicole dell’Alto Salento è un esempio del livello oggi raggiungibile e ad un prezzo concorrenziale, abbiamo quindi non solo i muscoli ma finezza e statura.
– packaging: Immagine dell’etichetta seria ed un po’ autorevole, ma molto dirette e chiara, belle scelte dei colori e caratteri, retroetichetta che riporta delle parole che ci sono piaciute per il modo semplice ma efficace con cui si descrive il vino.
– aspetto visivo: Il colore è un rubino carico ed intenso, appena trasparente, con lacrime lente, lentissime.
– aspetto olfattivo: Il bouquet colpisce con un’intensità alta, decise le note di ciliegia marasca, fragola, prugna rossa, mirtillo, una specie di esplosione di frutta rossa e nera, nel microdettaglio abbiamo confettura di ciliegia e mirtillo, fragola surmatura, seguono dattero glassato, latte di mandorla, pepe bianco, eucalipto e corteccia. Lievissimi gli apporti di terziari del legno che appaiono più come sentori di crostata di ciliegia. Ammaliante.
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Vino: Friulano 2012, Colli Orientali del Friuli DOC
Vitigno: Tocai
Produttore: Cantarutti Alfieri, San Giovanni al Natisone (UD)
Potremo o no chiamarlo Tocai? In ossequio ai regolamenti comunitari, ciò che da secoli ha un nome viene vietato da qualche geniale burocrate di Brussels per evitare, dicono, di confornderlo con un altro vino che porta lo stesso nome… e chissà come sarà d’aiuto al consumatore cancellare un riferimento autoctono e culturale! Invece di percorrere la via della corretta informazione (l’altro, stimatissimo e meritevole, si chiama Tokaj, non proprio identico) cancelliamo e secolarizziamo… non ci sono commenti. Il nostro protagonista diventa quindi “Friulano” ed è benissimo in grado di manifestare le peculiarità del vitigno Tocai, pulizia dei profumi, finezza del gusto, e già un discreto corpo, vediamolo nel dettaglio.
Vino: Morellino Di Scansano DOCG 2009
Vitigno: 85% Sangiovese, 15% Ciliegiolo
Produttore: Lohsa, Magliano in Toscana (GR)
Un tipo di Morellino ricercato dal mercato, affabile ed immediato, di buona fattura, solo che eccede un attimo dalla sua natura di buon vino maremmano e tende a fare l’anglosassone. Costruito per tendere alla rotondità, tende all`elegante con un risultato dignitoso se cerchiamo di coniugare una certa territorialità e un`esigenza di mercato, d’altronde rimane ben percepibile la differenza col Sangiovese chiantigiano e questa è la peculiarità fondamentale. Prodotto nella tenuta maremmana del ‘quasi’ leader di Montepulciano Poliziano Carletti, gente che ci sa fare.
– packaging: Etichetta (oggi diversa e rinnovata) sufficientemente elaborata, grafica impostata su colori corretti e in sintonia, riporta bene la descrizione territoriale.
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Vino: Ascaro 2005 Barbera Oltrepo’ DOC
Vitigno: Barbera
Produttore: Andi Fausto, Montu’ Beccaria (PV)
Interessante interpretazione della classicheggiante Barbera dell`Oltrepo’ tendente ad uscire dalla tipologia classica fino alla ricerca di un gusto che seppur rotondo non possiamo nemmeno lontanamente classificare internazionale, ma piuttosto appare come una ricerca di un profilo ottenibile dal vitigno più classico, molto personale che lo definiremo quasi da meditazione. Andi Fausto è un protagonista della vitivinicoltura collinare pavese, ricorderemo a lungo una degustazione di una Bonarda di 12 anni (!) a cui pensiamo pochi o nessuno possano ambire.
– packaging: L`immagine del prodotto è bellissima, se c’è un esempio di originalità questo lo rappresenta benissimo, l`etichetta consiste in un cartoncino infilato in uno spago retto sulla lunghezza della bottiglia e in luogo della capsula abbiamo un ceralacca, il risultato è nettamente distintivo. Piuttosto scarsina la comunicativa del retro etichetta.
Vino: Pinot Nero Oltrepo’ DOC
Vitigno: Pinot Nero vinificato in bianco
Produttore: Cantina Storica di Montù Beccaria, Montù Beccaria (PV)
E alla fine ci poniamo una domanda, perchè mai cimentarsi con un vitigno così bizzarro ed esigente come il Pinot Nero? Certamente un’uva capace delle migliori perfomance vinicole, ma anche senza mezze misure, bisogna puntare in alto sull’esempio di certe cantine Sud Tiroler e non guardare troppo ad ovest oltreconfine, dove il PN trova da tempo immemorabile il suo nido d’eccellenza. Quindi quando ci passa tra le mani un Pinot Nero ‘frizzante’ la nostra domanda continua a vagare… da troppo tempo l’Oltrepo’ tentenna tra qualità e quantità (o prezzo…) cercando la sua collocazione nel mondo vinicolo e la propria immagine a cavallo tra territorio e vitivinicoltura, eppure i presupposti ci sono ma i suoi vini in troppi casi rimangono relegati al ruolo di fornitori del settore delle Doc low-cost, peccato perchè per taluni prodotti di queste belle colline, come alcuni spumanti metodo classico, i risultati sono stati invece molto buoni. Vediamo allora questo Pinot Nero vinificato senza permanenza sulle bucce…
– packaging: Cosa dire? Abbiamo una bottiglia personalizzata, curata e molto bella, vetro satinato, brand in rilevo, bordatura del colmo del collo, e… un’etichetta oscena! Anzi due etichette brutte, banali, scomposte anche nei colori, tutto sbagliato nell’immagine del prodotto e spreco di risorse nella scelta di una bottiglia più costosa.
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Vino: Ruchè Di Castagnole Monferrato 2004 DOC
Vitigno: Ruchè
Produttore: Montalbera, Castagnole Monferrato (AT)
A ragione una Doc (oggi Docg) di grande interesse e ottime prospettive, dove trova la giusta valorizzazione un vitigno autoctono che può dare veramente molto. Questa bottiglia dimenticata in cantina è stata risvegliata dopo nove anni di riposo e sorprendentemente il vino ha dimostrato un’evoluzione addirittura superiore a ciò che dichiara il produttore, seppur al limite, il profilo gustativo è apparso corretto e di buon livello.
– packaging: Normalità piemontese, neoclassicismo sufficiente, ma molto bello il leaflet appeso al collo.
– aspetto visivo: Il colore è un rubino scarico leggermente opaco e torbido, lacrima ampia e lunga.
– aspetto olfattivo: Al naso apre con una nuance di frutti di bosco rossi e neri, mora e ribes, poi floreale di rosa, approti del legno, pepe nero, humus, fogliame di castagneto e muschio verde. Appare un vago sentore di cantina, ma addebitiamo questo quasi-difetto all’invecchiamento ben oltre le sue capacità.
– aspetto gustativo: Al palato è pieno, alcolico, giustamente acido e aggraziato da un tannino morbido e quasi elegante, moderatamente tannico. Al retrolfatto abbiamo frutta macerata, rosa appassita e pepe nero con persistenza medio bassa. Effettivamente siamo già oltre il limite ed i terziari si stanno accavallando, ma la performance è del tutto valida ed in grado di rappresentare il profilo sensoriale del vitigno, si tratta perciò di un ottimo prodotto, tutt’oggi proposto ad un prezzo accattivante. Tasting Maggio 2013.
Prezzo 8e, valutazione 7,5/10, rapporto Q/P 8,5/10
Vino: Massaro Rosa 2011 IGT Salento
Vitigno: Negroamaro vinificato in rosa
Produttore: L`Astore Masseria, Cutrofiano (LE)
L`enologia salentina risulta negli ultimi anni posizionata in avanti, percorrendo molto bene i tratti della tradizione verso una produzione di qualità molto buona e talvolta come in questo caso specifico, eccellente. Il mercato ancora oggi per la tipologia dei rosati e` ancora a metà strada nonostante il notevole salto qualitativo degli interpreti pugliesi e gardesani in primis che stanno imprimendo una spinta alla conoscenza di prodotti perfetti per certi abbinamenti, più strutturati che nella vinificazione in bianco, meno impegnativi e più estivi di un rosso… Qui, abbiamo trovato un esponente di raffinatezza e struttura che dimostra l`alto grado di qualità dei rosè, che non dimentichiamo, i regolamenti italiani consentono di produrre solo con lieve macerazione sulle bucce, mentre vietano i blend di vini rossi e bianchi per cui abbiamo vini con una propria ragione di essere, di raffinatezza e profumi intriganti, merito che possiamo riconoscere solo ai vicini provenzali mentre il resto del mondo gioca al chimico (mi si possa fulminare se non cito e riconosco il metodo `coupage` utilizzato nella Champagne per produrre rosati strutturati e tannici allo stesso tempo!). L`Astore nel cuore dell`areale salentino non è solo un`azienda storica ma rappresenta anche un`apice dell`immagine stessa della zona con una produzione fortemente imperniata su vitigni autoctoni, dove nel suo rosato abbiamo trovato un eccellente modello e una grande soddisfazione fino all`ultima goccia.
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Vino: Rosi Delle Margherite, Franciacorta DOCG
Vitigno: Pinot Nero
Produttore: Le Cantorie, Gussago (BS)
Spettacolare cantina incastonata sul versante di una collina con lo sguardo verso sud che spazia sulla pianura da Brescia fino al Castello di Gussago e che domina i vigneti in bella mostra, da visitare. Franciacorta dunque ancora su ottimi livelli, questo metodo classico rosato pur non elevandosi a campione ha soddisfatto pienamente la nostra prova di degustazione nello spazio di una cena, ci è piaciuta l’ottima capacità di diventare un perfetto partner con alcuni piatti di pesce, poi, forse ancora non abbiamo trovato tutti valori della forza del Pinot Nero.
– packaging: Molto essenziale nell’etichetta che può essere migliorata, anche il nome non ci è piaciuto, tuttavia il vetro chiaro mette in risalto il bellissimo colore rosato e così il prodotto si presenta da solo. Comunicatività piuttosto scarna, sappiamo che il nome Franciacorta non ha bisogno di presentazioni, ma qualche informazione in più è necessaria, soprattutto sulle uve utilizzate.
– aspetto sonoro: Il perlage in superficie manda un lieve ma percettibile flusso di briosità che diventa una nota continua di infinito e lievissimo scoppiettare, molto rilassante.
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Franciacorta, Oltrepo’, ed oltre… Evento ONAV 29 giugno 2013, Palace Grand Hotel Varese
Questo Grand Hotel è un’opera d’arte e merita una visita al di là dell’evento che ci ha portati qui. Nascosto da un parco secolare in centro città, si arriva alla sommità attraverso un viale di quasi un km con l’edificio liberty che spunta seminascosto tra gli alberi, presentandosi come una cartolina a colori di inizio secolo! E’ un capolavoro del liberty datato 1911 mantenuto perfettamente che sembra fatto ieri ed in grado di evocare atmosfere e fasti d’altri tempi, l’esterno è bellissimo, l’interno è un’immersione nella Belle-Epoqué con la scalinata di ben cinque piani che gira su sé stessa e che da sola è un capolavoro. Perdonate l’introduzione off-topic ma siamo rimasti rapiti da questo posto che non ci potevamo immaginare così suggestivo…
Bene, l’evento organizzato dalla sede Onav locale consisteva per lo più in una presentazione di vini delle Doc Franciacorta e Oltrepo’ con qualcosa in più, quindi oltre gli affermatissimi spumanti le degustazioni sono state allargate alle altre tipologie a bacca rossa e bianca presenti in queste stesse Doc, ed oltre ad alcuni produttori più lontani che hanno collaborato ad innalzare la qualità della degustazione.
Un primo commento è che la serata ha contribuito a rinsaldare la nostra opinione sull’areale dell’Oltrepo’ che non abbiamo mai apprezzato fino in fondo, ebbene alcuni vini veramente intelligenti e ben fatti ci hanno dimostrato l’ottimo livello che si può raggiungere anche in questa zona, forse troppo vocata alla quantità piuttosto che… Dalla Franciacorta invece solo conferme, crediamo di avere provato negli anni la maggior parte dei vini dei produttori iscritti al consorzio (con un certo impegno, sono circa 70…) e la qualità è sempre risultata indiscutibile, piuttosto abbiamo osservato nel tempo una tendenza all’omologazione con Satén sempre buonissimi ma impersonali, Rosè sempre gradevoli ma troppo ‘graziosi’ e poco robusti, ed invece abbiamo notato proprio in questa degustazione qualche spunto che dimostra tendenze verso prodotti più maturi, coraggiosi e personali. Vediamo qualche dettaglio:
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Vino: Verdicchio Classico Superiore Dei Castelli Di Jesi 2011 DOC
Vitigno: Verdicchio
Produttore: Bucci, Ostra Vetere (AN)
Come raccontava Mario Soldati il nome è già la fortuna di questo vino, in una zona che di castelli non ha mai visti… ma il successo vero è un fatto concreto ed il verdicchio trova nelle due aree marchigiane (Jesi e Matelica) la sua vocazione a divenire un grande vino. Dalla storica cantina Villa Bucci abbiamo questo verdicchio che valutiamo di alto pregio e che ha mostrato esemplari note di degustazione con doti sensoriali molto buone e muscoli nella struttura, combinazioni che appagano notevolmente il piacere di berlo abbinato a cibi complessi e squisiti.
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