Vino: Pas Dosé Franciacorta DOCG
Vitigno: Chardonnay 60%, Pinot nero 40%
Produttore: Vigne Note, Timoline di Corte Franca (BS)
Da un produttore relativamente recente nel frizzante panorama franciacortino abbiamo scoperto una insospettata abilità, e tra i classici prodotti proposti abbiamo subito e senza esitazioni scelto di degustare il non-dosato, versione che negli ultimi tempi gode a ragione di un certo successo. Prodotto quindi non facilissimo nella valutazione dovendo confrontarsi con svariati altri vini del genere, e molti di alta qualità, ma che abbiamo trovato particolarmente ben riuscito, forse con l’unica imperfezione di essere troppo ‘dritto’ alla francese, quindi più una particolarità che un difetto. Un Pas Dosé di caratteristiche singolari, per nulla tendente all’estremo secco e addirittura ingentilito, ma con una struttura davvero robusta. Negli ultimi anni la qualità franciacortina ha acquistato molti punti, sia dai produttori affermati che da alcuni new-comers, d’altronde non è l’originalità che gioca un ruolo determinante in questi prodotti ma proprio l’alta qualità. La Franciacorta continua a distinguersi nel panorama vitivinicolo perché è soprattutto un esempio di imprenditorialità vincente. Continua a leggere
Lombardia
Vino: Ascaro 2005 Barbera Oltrepo’ DOC
Vitigno: Barbera
Produttore: Andi Fausto, Montu’ Beccaria (PV)
Interessante interpretazione della classicheggiante Barbera dell`Oltrepo’ tendente ad uscire dalla tipologia classica fino alla ricerca di un gusto che seppur rotondo non possiamo nemmeno lontanamente classificare internazionale, ma piuttosto appare come una ricerca di un profilo ottenibile dal vitigno più classico, molto personale che lo definiremo quasi da meditazione. Andi Fausto è un protagonista della vitivinicoltura collinare pavese, ricorderemo a lungo una degustazione di una Bonarda di 12 anni (!) a cui pensiamo pochi o nessuno possano ambire.
– packaging: L`immagine del prodotto è bellissima, se c’è un esempio di originalità questo lo rappresenta benissimo, l`etichetta consiste in un cartoncino infilato in uno spago retto sulla lunghezza della bottiglia e in luogo della capsula abbiamo un ceralacca, il risultato è nettamente distintivo. Piuttosto scarsina la comunicativa del retro etichetta.
Vino: Pinot Nero Oltrepo’ DOC
Vitigno: Pinot Nero vinificato in bianco
Produttore: Cantina Storica di Montù Beccaria, Montù Beccaria (PV)
E alla fine ci poniamo una domanda, perchè mai cimentarsi con un vitigno così bizzarro ed esigente come il Pinot Nero? Certamente un’uva capace delle migliori perfomance vinicole, ma anche senza mezze misure, bisogna puntare in alto sull’esempio di certe cantine Sud Tiroler e non guardare troppo ad ovest oltreconfine, dove il PN trova da tempo immemorabile il suo nido d’eccellenza. Quindi quando ci passa tra le mani un Pinot Nero ‘frizzante’ la nostra domanda continua a vagare… da troppo tempo l’Oltrepo’ tentenna tra qualità e quantità (o prezzo…) cercando la sua collocazione nel mondo vinicolo e la propria immagine a cavallo tra territorio e vitivinicoltura, eppure i presupposti ci sono ma i suoi vini in troppi casi rimangono relegati al ruolo di fornitori del settore delle Doc low-cost, peccato perchè per taluni prodotti di queste belle colline, come alcuni spumanti metodo classico, i risultati sono stati invece molto buoni. Vediamo allora questo Pinot Nero vinificato senza permanenza sulle bucce…
– packaging: Cosa dire? Abbiamo una bottiglia personalizzata, curata e molto bella, vetro satinato, brand in rilevo, bordatura del colmo del collo, e… un’etichetta oscena! Anzi due etichette brutte, banali, scomposte anche nei colori, tutto sbagliato nell’immagine del prodotto e spreco di risorse nella scelta di una bottiglia più costosa.
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Vino: Rosi Delle Margherite, Franciacorta DOCG
Vitigno: Pinot Nero
Produttore: Le Cantorie, Gussago (BS)
Spettacolare cantina incastonata sul versante di una collina con lo sguardo verso sud che spazia sulla pianura da Brescia fino al Castello di Gussago e che domina i vigneti in bella mostra, da visitare. Franciacorta dunque ancora su ottimi livelli, questo metodo classico rosato pur non elevandosi a campione ha soddisfatto pienamente la nostra prova di degustazione nello spazio di una cena, ci è piaciuta l’ottima capacità di diventare un perfetto partner con alcuni piatti di pesce, poi, forse ancora non abbiamo trovato tutti valori della forza del Pinot Nero.
– packaging: Molto essenziale nell’etichetta che può essere migliorata, anche il nome non ci è piaciuto, tuttavia il vetro chiaro mette in risalto il bellissimo colore rosato e così il prodotto si presenta da solo. Comunicatività piuttosto scarna, sappiamo che il nome Franciacorta non ha bisogno di presentazioni, ma qualche informazione in più è necessaria, soprattutto sulle uve utilizzate.
– aspetto sonoro: Il perlage in superficie manda un lieve ma percettibile flusso di briosità che diventa una nota continua di infinito e lievissimo scoppiettare, molto rilassante.
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Franciacorta, Oltrepo’, ed oltre… Evento ONAV 29 giugno 2013, Palace Grand Hotel Varese
Questo Grand Hotel è un’opera d’arte e merita una visita al di là dell’evento che ci ha portati qui. Nascosto da un parco secolare in centro città, si arriva alla sommità attraverso un viale di quasi un km con l’edificio liberty che spunta seminascosto tra gli alberi, presentandosi come una cartolina a colori di inizio secolo! E’ un capolavoro del liberty datato 1911 mantenuto perfettamente che sembra fatto ieri ed in grado di evocare atmosfere e fasti d’altri tempi, l’esterno è bellissimo, l’interno è un’immersione nella Belle-Epoqué con la scalinata di ben cinque piani che gira su sé stessa e che da sola è un capolavoro. Perdonate l’introduzione off-topic ma siamo rimasti rapiti da questo posto che non ci potevamo immaginare così suggestivo…
Bene, l’evento organizzato dalla sede Onav locale consisteva per lo più in una presentazione di vini delle Doc Franciacorta e Oltrepo’ con qualcosa in più, quindi oltre gli affermatissimi spumanti le degustazioni sono state allargate alle altre tipologie a bacca rossa e bianca presenti in queste stesse Doc, ed oltre ad alcuni produttori più lontani che hanno collaborato ad innalzare la qualità della degustazione.
Un primo commento è che la serata ha contribuito a rinsaldare la nostra opinione sull’areale dell’Oltrepo’ che non abbiamo mai apprezzato fino in fondo, ebbene alcuni vini veramente intelligenti e ben fatti ci hanno dimostrato l’ottimo livello che si può raggiungere anche in questa zona, forse troppo vocata alla quantità piuttosto che… Dalla Franciacorta invece solo conferme, crediamo di avere provato negli anni la maggior parte dei vini dei produttori iscritti al consorzio (con un certo impegno, sono circa 70…) e la qualità è sempre risultata indiscutibile, piuttosto abbiamo osservato nel tempo una tendenza all’omologazione con Satén sempre buonissimi ma impersonali, Rosè sempre gradevoli ma troppo ‘graziosi’ e poco robusti, ed invece abbiamo notato proprio in questa degustazione qualche spunto che dimostra tendenze verso prodotti più maturi, coraggiosi e personali. Vediamo qualche dettaglio:
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Vino: Satén Franciacorta DOCG
Vitigno: Chardonnay
Produttore: Bersi Serlini, Provaglio d’Iseo (BS)
– packaging: La gabbietta di metallo di filo bordò è molto fine, l’etichetta elaborata è molto elegante ed armonica, con dei richiami estetici champagnigni che non guastano, nel complesso bella ed elegante, adatta alla statura che un vino spumante metodo classico dovrebbe trasmettere. Ma non capiamo il significato del nome che si è voluto per questo vino: “Collection Terroir Bersi-Serlini”, una parola inglese, una francese, poi il nome aziendale, ci sembra di dubbio significato e con attrattiva funzionale forse sul consumatore occasionale ma che rischia di banalizzare il prodotto, oltre che i richiami linguistici francesizzanti su un metodo-classico sono di fatto un riconoscimento occulto ai principali competitors.
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Vino: Corte della Meridiana 2003 – Valtellina Superiore DOCG
Vitigno: Nebbiolo Chiavennasca
Produttore: Conti Sertoli Salis, Tirano (SO)
Siamo con un produttore storico e al limite dell’areale produttivo della viticoltura eroica sugli splendidi terrazzamenti millenari valtellinesi, il prodotto è una delle migliori interpretazioni della tecnica dell’appassimento che proprio qui in Valtellina è adoperata con accortezza e metodo lontano dagli eccessi di altri celeberrimi vini ottenuti con questo sistema. In questo prodotto viene utilizzata solo una parte del mosto derivante dalla vinificazione di uve passite, donando una notevole finezza ma con aderenza territoriale molto peculiare. Ma ecco che entra in gioco il fattore ambientale con un’annata caratterizzata da temperature ben sopra la media protrattesi per molti mesi, fattore che Continua a leggere
Questa rubrica è dedicata a tutti coloro che nel weekend preferiscono stare a casa, in famiglia o in compagnia di amici, tutti quelli che amano cucinare e non rinunciano a vini e prodotti di qualità.
Antipasto: mortadella di fegato lombarda, speck igt Trentino
Primo piatto: pizzoccheri alla valtellinese
Secondo piatto: costolette di agnello e pancetta di maiale in pentola con nidi di agretti verdi
Dessert: Budino al cioccolato
Abbinamento: Corte della Meridiana 2003, Valtellina Superiore DOCG, Conti Sertoli Salis
In questa emozionanate serata a tema sulla Valtellina e su ” Rupi del Vino”, seguendo le incantevoli immagini del documentario, abbiamo iniziato collegando i due limitrofi territori in modo simbolico con un antipasto di salumi lombardo e trentino, cioè affiancando la mortadella di fegato lombarda (e non la classica bresaola di cui dobbiamo tornare a fare scorta in Valtellina) allo speck trentino. Abbiamo proseguito con il piatto tradizionale per eccellenza della Valle, i pizzoccheri, anche qui apportando delle piccole varianti e non seguendo in modo pedissequo la ricetta di Teglio,
Vino: Brut Franciacorta DOCG
Vitigno: Chardonnay (80%), Pinot Nero (10%), Pinot Bianco (10%)
Produttore: Contadi Castaldi, Adro (BS)
Prodotto tecnologico che comprova la perfetta replicabilità del – metodo classico – dove il terroir lo consente, lo diciamo poiché sono prodotti come questi che dimostrano e permettono il successo del ‘sistema’ Franciacorta. Nell’abbinamento mostra la statura del grado brut, grazie a struttura ed acidità è possibile affiancarlo a delicati patè (o decisi foiè gras…), va a nozze con piatti di pesce di mare, primi o secondi non lo mettono in crisi facilmente. La lettura della scheda tecnica ci fa supporre che questo prodotto provenga da uve lavorate nelle annate 2006-2007, resa nel tempo quindi del tutto a posto senza minimi accenni di cedimenti, sicuramente nel confronto con i blockbuster della GDO abbiamo con pochi euro in più un prodotto di qualità ben superiore. Tasting febbraio 2013.
Golosaria 17 novembre 2012 Milano – Palazzo del Ghiaccio e Frigoriferi Milanesi
All’interno dell’ottima manifestazione di Paolo Massobrio che si ripete ogni anno, abbiamo visitato Top Hundred Wines, ideale iniziativa con numerosi banchi di assaggio di produttori tra i quali abbiamo potuto effettuare piacevoli degustazioni, nonchè discussioni…
Arturo Pellizzatti Perego (Sondrio), che seguiamo da tempo, e anche dopo numerosi assaggi i vini della storica Ar.Pe.Pe. sono sempre una conferma, rimarcano il territorio e la tipicità dei vini di montagna dove altri hanno lasciato solo il nome, qui la Valtellina è vera ed è ciò che li differenzia e che li colloca tra i migliori interpreti dell’areale. Assaggiati il base Rosso di Valtellina, il Sassella Riserva Stella Retica e il più statuario Sassella Riserva Rocce Rosse, fino alla eccellente e coraggiosa interpretazione (fuori dagli schemi) dello sfursat con il Sassella Ultimi Raggi, un vino che desta l’attenzione e segna un traguardo interpretativo del nebbiolo nella valle e sicuramente nel nord Italia.
Ca’ del Bosco (Erbusco BS), Satèn 2008 interpretazione semplicemente vincente del campione franciacortino, grande eleganza ed equilibrio, suadente; il Dosage Zéro 2008 ci ha stupiti confermandoci come i dosaggi ‘zero’ siano prodotti che non possono mancare nei cataloghi, qui, grazie ad acidità e struttura siamo su altri livelli e la latitudine di abbinamenti ne guadagna.
La Costa (Perego LC), ebbene già pochi anni fa questo produttore di un’area ‘anonima’ ci aveva colti alla sprovvista con i suoi vini ben fatti e di buon livello, ancora abbiamo apprezzato il pinot nero, interpretazione già ardua che se, a detta del produttore, risulta ancora in definizione per la tecnica di tappatura potrà solo evolvere in meglio (noi stessi non ci stancheremo mai di sostenere la scelta del tappo a vite per alcune tipologie).
Ricchi – F.lli Stefanoni (Monzanbano MN), prodotti già recensiti su questo blog e tuttora una piacevole dimostrazione di qualità, non un vino sottotono e nemmeno nella media ma una serie di prodotti encomiabili che oltretutto non godono di un’areale nominato, e che si fanno notare sia nelle interpretazioni più legate al territorio che nel repertorio internazionale e che abbiamo più apprezzato: il merlot Carpino e chardonnay Meridiano che conosciamo e confermiamo come ottimi, i due metodo classico di cui il dosaggio zero ci è (ancora) particolarmente piaciuto.
Perla del Garda (Lonato BS), Madonna Della Scoperta Lugana Superiore Doc molto interessante presenta un bouquet olfattivo complesso ed un palato pieno ed aromatico che ci è molto piaciuto e valutiamo il prezzo non proprio competitivo ma tuttavia centrato sulla qualità. Il Millesimato extra brut di chardonnay ci corteggia con un pizzicore peculiare in bocca e si esprime con bella struttura ed eleganza. Stimiamo la coraggiosa scelta di dotarsi di bottiglie personalizzate.
Endrizzi (San Michele All’Adige TN), il Masetto Nero ci è sembrato una bella scelta di uvaggi locali ed internazionali con un risultato sicuramente buono, il Teroldego tradizionale 2010 fa percepire molto bene la validità di questo autoctono mai troppo apprezzato, il Trento Doc Brut Riserva 2008 veramente ottimo con un bel palato fruttato, ci è piaciuto molto tra i metodi classici presenti e siamo rimasti stupiti dal prezzo suggerito, ultimo,il Serpaiolo 2010 dalla tenuta maremmana di Endrizzi è forse il vino meno interessante, ma come tutti questi prodotti con un rapporto q/p estremamente conveniente.
Pojer e Sandri (Faedo TN), bello e tonico il Sauvignon 2011 presenta soprattutto al palato note interessanti con le annotazioni varietali non esagerate e una bella sapidità, il Rosso “Faye” 2008 prodotto impegnativo piace per statura complessiva, ovvero equilibrio, corposità non invadente, acidità giusta per l’evoluzione, scelta degli uvaggi che trovano equilibrio tra il Trentino e il resto del mondo… intrigante il ‘suo’ Rosso “Merlino” un prodotto davvero peculiare, ci è piaciuto poi il Metodo Classico Brut Rosé.
Arunda (Meltina BZ) siamo rimasti a lungo al banco di assaggio del produttore sudtiroler che tra i primi nell’areale ha creduto nella spumantizzazione, dove abbiamo scovato una grande qualità dei prodotti in degustazione da uvaggi internazionali o meglio canonici della spumantizzazione champenoise che in tutte le versioni ci hanno convinto di essere vini ben fatti.
Muri-Gries (Bolzano), ci ha persuasi il Pinot Bianco, vitigno che l’enologia atesina sta finalmente valorizzando, valido anche il loro Alto Adige Lagrein.
Dall’Enoteca di Papillon una serie di assaggi ‘al volo’: iniziamo con Donatella Cinelli Colombini Casato Prime Donne Montalcino(SI), Brunello di Montalcino “Prime Donne” 2007, valido ed anche ottimo ma non il Brunello che ci aspettiamo, che invece ci è apparso con il ‘Vigna Soccorso’ di Tiezzi, un Brunello che nella sua ‘adoloscenza’ (si trattava di un 2007) presenta un palato corposo e astringente, tannino duro e robusto, frutto acerbo ancora in sviluppo, struttura verace, insomma un vino non replicabile altrove che ha ragione di essere un Montalcino, con tutte le precauzioni di avere assaggiato un vino del genere stappato un minuto prima, che probabilmente dall’aerazione avrebbe ancora guadagnato. Michele Satta con il Cavaliere I.G.T. Toscana prodotto in terra di Bolgheri entusiasma per la capacità di produrre un eccellente sangiovese laddove questo vitigno è quasi ‘straniero in patria’. E per rimanere in tema, un paio di anni orsono avevamo visitato la cantina Pagani De Marchi (alcuni assaggi sono presenti su questo blog) il cui ricordo oltre alla cortesia dell’accoglienza, era di vini a livello di eccellenza all’interno della Doc Montescudaio, insomma cantina emergente in un’areale solo mediamente valido, quindi assaggiamo il Principe Guerriero sangiovese in purezza che pur lontano dalle più rinomate aree vocate lo mettiamo tra le preziosità dell’interpretazione del più competitivo vitigno proprio in Toscana. Ancora in Toscana Querciabella propone il suo Chianti Classico diciamo base, ottimo, ben fatto, come ti aspetti sia un Chianti moderno, quasi un esempio da manuale.
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