Vino: Duropersico 2010 Toscana IGT
Vitigno: Verdello (localmente Duropersico)
Produttore: Cantina Di Pitigliano, Pitigliano (GR)
Lontano da tutto il sud della Maremma possiede un territorio di selvaggia bellezza, anzi dopo l’ultimo tornante Pitigliano si presenta di bellezza proprio mozzafiato. Nelle incredibile cantine scavate nel tufo si evolvono dei vini di insospettato interesse e talvolta sconosciuti, i vini quaggiù assumono il carattere un po’ coriaceo di questa infinita provincia, e molto spesso sono delle sorprese intriganti. Questa bottiglia correva il rischio di rimanere dimenticata in cantina e per noi è stata proprio una sorpresa che ci ha un po’ riportato in mezzo al tufo… I vitigni autoctoni sono le peculiarità italiana, e non finiscono di stupire.
– packaging: L’etichetta è singolare nella ricerca di un immagine che si lega al mito etrusco, non bellissima ma insomma sufficiente nel distinguersi, ci sono piaciute le pur poche informazioni riportate nel retro, diciamo che si presenta come prodotto ‘da cantina sociale’ dove gli investimenti in marketing non sono proprio all’ordine del giorno. Continua a leggere
Italia
Vino: La Leona 2011, Barbera D’Asti DOCG
Vitigno: Barbera
Produttore: Castello di Razzano, Alfiano Natta (AL)
Dalle vigne che crescono nelle sinuose colline intorno alla splendida tenuta del Castello Di Razzano vengono prodotti un serie di Barbera di pregio, La Leona è l’entry-level ed abbiamo trovato delle buone caratteristiche se non proprio tutte le virtù del famoso e ‘nervoso’ vitigno. Non del tutto una Barbera da rappresentanza ma un buon esempio territoriale della versione “D’Asti”, e considerando il collocamento all’inizio della gamma un’ottima performance.
– packaging: Etichetta classica intramontabile ma deja-vù, troviamo bella la scelta della doppia etichetta anche se non riesce ad essere distintiva pur trasmettendo una discreta eleganza, poche le note informative.
– aspetto visivo: Il colore è un rubino scuro impenetrabile con riflessi rubino, archetti ampi e densi.
– aspetto olfattivo: I profumi sono interessanti e varietali, abbiamo un’intensità media con note di viola, fragola macerata e vinacce, Continua a leggere
Vino: Sòdole 2006, IGT Toscana
Vitigno: Sangiovese
Produttore: Guicciardini-Strozzi, San Gimignano (SI)
Non c’è niente da fare, il Sangiovese di Toscana crea dipendenza e dopo alcune settimane dove, vuoi per il periodo estivo, si passa a vini meno impegnativi, la mancanza si sente. Ha ben pochi rivali e quella botta di vita che esce dal calice ci fa riconoscere e distinguere un vino dall’altro, infatti se solo in Toscana raggiunge il suo massimo livello espressivo, esso costituisce sempre una prova impegnativa anche per i produttori indigeni, specie per chi non viene dalle aree chiantigiane ed ilcinesi che del Sangiovese ne hanno fatto quasi un brand, un Sangiovese in purezza quando vuole essere il biglietto da visita di un’azienda non ammette mezze misure. Sòdole è un gran vino, del tipo quasi d’elite dei Sangiovese dal caratterino che non scende a compromessi, non è un vino facile, non lascia meditare, fa semplicemente godere quando in tavola trova la sua regina nella carne rossa e nel giusto abbinamento con i piaceri del cibo. Guicciardini-Strozzi si rivela ancora un produttore ben sopra le aspettative. Continua a leggere
Vino: Primitivo 2008, Salento IGT
Vitigno: Primitivo
Produttore: Cantele, Guagnano (LE)
E venne il tempo della ragione, la forza è nulla senza controllo… Il Primitivo, vino un tempo di grande robustezza e invadenza ‘meridionale’ ma oggi finemente lavorato per ottenere un prodotto di grande livello dove la ragione e la sapienza enologica giocano un ruolo fondamentale. La cultivar Primitivo è capace di grandi cose e questo prodotto di una tra le prime realtà vitivinicole dell’Alto Salento è un esempio del livello oggi raggiungibile e ad un prezzo concorrenziale, abbiamo quindi non solo i muscoli ma finezza e statura.
– packaging: Immagine dell’etichetta seria ed un po’ autorevole, ma molto dirette e chiara, belle scelte dei colori e caratteri, retroetichetta che riporta delle parole che ci sono piaciute per il modo semplice ma efficace con cui si descrive il vino.
– aspetto visivo: Il colore è un rubino carico ed intenso, appena trasparente, con lacrime lente, lentissime.
– aspetto olfattivo: Il bouquet colpisce con un’intensità alta, decise le note di ciliegia marasca, fragola, prugna rossa, mirtillo, una specie di esplosione di frutta rossa e nera, nel microdettaglio abbiamo confettura di ciliegia e mirtillo, fragola surmatura, seguono dattero glassato, latte di mandorla, pepe bianco, eucalipto e corteccia. Lievissimi gli apporti di terziari del legno che appaiono più come sentori di crostata di ciliegia. Ammaliante.
Vino: Friulano 2012, Colli Orientali del Friuli DOC
Vitigno: Tocai
Produttore: Cantarutti Alfieri, San Giovanni al Natisone (UD)
Potremo o no chiamarlo Tocai? In ossequio ai regolamenti comunitari, ciò che da secoli ha un nome viene vietato da qualche geniale burocrate di Brussels per evitare, dicono, di confornderlo con un altro vino che porta lo stesso nome… e chissà come sarà d’aiuto al consumatore cancellare un riferimento autoctono e culturale! Invece di percorrere la via della corretta informazione (l’altro, stimatissimo e meritevole, si chiama Tokaj, non proprio identico) cancelliamo e secolarizziamo… non ci sono commenti. Il nostro protagonista diventa quindi “Friulano” ed è benissimo in grado di manifestare le peculiarità del vitigno Tocai, pulizia dei profumi, finezza del gusto, e già un discreto corpo, vediamolo nel dettaglio.
Vino: Morellino Di Scansano DOCG 2009
Vitigno: 85% Sangiovese, 15% Ciliegiolo
Produttore: Lohsa, Magliano in Toscana (GR)
Un tipo di Morellino ricercato dal mercato, affabile ed immediato, di buona fattura, solo che eccede un attimo dalla sua natura di buon vino maremmano e tende a fare l’anglosassone. Costruito per tendere alla rotondità, tende all`elegante con un risultato dignitoso se cerchiamo di coniugare una certa territorialità e un`esigenza di mercato, d’altronde rimane ben percepibile la differenza col Sangiovese chiantigiano e questa è la peculiarità fondamentale. Prodotto nella tenuta maremmana del ‘quasi’ leader di Montepulciano Poliziano Carletti, gente che ci sa fare.
– packaging: Etichetta (oggi diversa e rinnovata) sufficientemente elaborata, grafica impostata su colori corretti e in sintonia, riporta bene la descrizione territoriale.
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Vino: Ascaro 2005 Barbera Oltrepo’ DOC
Vitigno: Barbera
Produttore: Andi Fausto, Montu’ Beccaria (PV)
Interessante interpretazione della classicheggiante Barbera dell`Oltrepo’ tendente ad uscire dalla tipologia classica fino alla ricerca di un gusto che seppur rotondo non possiamo nemmeno lontanamente classificare internazionale, ma piuttosto appare come una ricerca di un profilo ottenibile dal vitigno più classico, molto personale che lo definiremo quasi da meditazione. Andi Fausto è un protagonista della vitivinicoltura collinare pavese, ricorderemo a lungo una degustazione di una Bonarda di 12 anni (!) a cui pensiamo pochi o nessuno possano ambire.
– packaging: L`immagine del prodotto è bellissima, se c’è un esempio di originalità questo lo rappresenta benissimo, l`etichetta consiste in un cartoncino infilato in uno spago retto sulla lunghezza della bottiglia e in luogo della capsula abbiamo un ceralacca, il risultato è nettamente distintivo. Piuttosto scarsina la comunicativa del retro etichetta.
Vino: Pinot Nero Oltrepo’ DOC
Vitigno: Pinot Nero vinificato in bianco
Produttore: Cantina Storica di Montù Beccaria, Montù Beccaria (PV)
E alla fine ci poniamo una domanda, perchè mai cimentarsi con un vitigno così bizzarro ed esigente come il Pinot Nero? Certamente un’uva capace delle migliori perfomance vinicole, ma anche senza mezze misure, bisogna puntare in alto sull’esempio di certe cantine Sud Tiroler e non guardare troppo ad ovest oltreconfine, dove il PN trova da tempo immemorabile il suo nido d’eccellenza. Quindi quando ci passa tra le mani un Pinot Nero ‘frizzante’ la nostra domanda continua a vagare… da troppo tempo l’Oltrepo’ tentenna tra qualità e quantità (o prezzo…) cercando la sua collocazione nel mondo vinicolo e la propria immagine a cavallo tra territorio e vitivinicoltura, eppure i presupposti ci sono ma i suoi vini in troppi casi rimangono relegati al ruolo di fornitori del settore delle Doc low-cost, peccato perchè per taluni prodotti di queste belle colline, come alcuni spumanti metodo classico, i risultati sono stati invece molto buoni. Vediamo allora questo Pinot Nero vinificato senza permanenza sulle bucce…
– packaging: Cosa dire? Abbiamo una bottiglia personalizzata, curata e molto bella, vetro satinato, brand in rilevo, bordatura del colmo del collo, e… un’etichetta oscena! Anzi due etichette brutte, banali, scomposte anche nei colori, tutto sbagliato nell’immagine del prodotto e spreco di risorse nella scelta di una bottiglia più costosa.
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Vino: Ruchè Di Castagnole Monferrato 2004 DOC
Vitigno: Ruchè
Produttore: Montalbera, Castagnole Monferrato (AT)
A ragione una Doc (oggi Docg) di grande interesse e ottime prospettive, dove trova la giusta valorizzazione un vitigno autoctono che può dare veramente molto. Questa bottiglia dimenticata in cantina è stata risvegliata dopo nove anni di riposo e sorprendentemente il vino ha dimostrato un’evoluzione addirittura superiore a ciò che dichiara il produttore, seppur al limite, il profilo gustativo è apparso corretto e di buon livello.
– packaging: Normalità piemontese, neoclassicismo sufficiente, ma molto bello il leaflet appeso al collo.
– aspetto visivo: Il colore è un rubino scarico leggermente opaco e torbido, lacrima ampia e lunga.
– aspetto olfattivo: Al naso apre con una nuance di frutti di bosco rossi e neri, mora e ribes, poi floreale di rosa, approti del legno, pepe nero, humus, fogliame di castagneto e muschio verde. Appare un vago sentore di cantina, ma addebitiamo questo quasi-difetto all’invecchiamento ben oltre le sue capacità.
– aspetto gustativo: Al palato è pieno, alcolico, giustamente acido e aggraziato da un tannino morbido e quasi elegante, moderatamente tannico. Al retrolfatto abbiamo frutta macerata, rosa appassita e pepe nero con persistenza medio bassa. Effettivamente siamo già oltre il limite ed i terziari si stanno accavallando, ma la performance è del tutto valida ed in grado di rappresentare il profilo sensoriale del vitigno, si tratta perciò di un ottimo prodotto, tutt’oggi proposto ad un prezzo accattivante. Tasting Maggio 2013.
Prezzo 8e, valutazione 7,5/10, rapporto Q/P 8,5/10
Vino: Massaro Rosa 2011 IGT Salento
Vitigno: Negroamaro vinificato in rosa
Produttore: L`Astore Masseria, Cutrofiano (LE)
L`enologia salentina risulta negli ultimi anni posizionata in avanti, percorrendo molto bene i tratti della tradizione verso una produzione di qualità molto buona e talvolta come in questo caso specifico, eccellente. Il mercato ancora oggi per la tipologia dei rosati e` ancora a metà strada nonostante il notevole salto qualitativo degli interpreti pugliesi e gardesani in primis che stanno imprimendo una spinta alla conoscenza di prodotti perfetti per certi abbinamenti, più strutturati che nella vinificazione in bianco, meno impegnativi e più estivi di un rosso… Qui, abbiamo trovato un esponente di raffinatezza e struttura che dimostra l`alto grado di qualità dei rosè, che non dimentichiamo, i regolamenti italiani consentono di produrre solo con lieve macerazione sulle bucce, mentre vietano i blend di vini rossi e bianchi per cui abbiamo vini con una propria ragione di essere, di raffinatezza e profumi intriganti, merito che possiamo riconoscere solo ai vicini provenzali mentre il resto del mondo gioca al chimico (mi si possa fulminare se non cito e riconosco il metodo `coupage` utilizzato nella Champagne per produrre rosati strutturati e tannici allo stesso tempo!). L`Astore nel cuore dell`areale salentino non è solo un`azienda storica ma rappresenta anche un`apice dell`immagine stessa della zona con una produzione fortemente imperniata su vitigni autoctoni, dove nel suo rosato abbiamo trovato un eccellente modello e una grande soddisfazione fino all`ultima goccia.
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