Vino: Brut VSQ Millesimato 2005
Vitigno: Cortese
Produttore: La Scolca, Gavi (AL)
L’azienda La Scolca possiede un passato storico nell’area del Cortese e una parentela eccellente col più noto degli eno-scrittori, la sede della cantina è un bellissimo palazzo d’epoca con la sala di degustazione che si protrae su di una balconata esposta sulle colline del Gavi, tutto ciò è una bellissima immagine del mondo del vino. Qui l’abilità nella vinificazione del Cortese è proprio alta con numerosi vini di ottima fattura, ancora più interessante è la gamma degli spumanti di Cortese, con tentazioni verso l’alto di gamma che mostrano la determinazione aziendale nel puntare, giustamente, su questo vitigno autoctono e territoriale, il risultato testato in questo caso è un vino spumante di pregio con note sensoriali di grande finezza e delicatezza, come vedremo la struttura non eguaglia i classicissimi Chardonnay, ma la personalità è davvero unica con naso e olfatto di grande piacevolezza.
– packaging: Grafica molto bella, preziosa ed elegante, con dettagli non casuali e colori accurati, notevoli i caratteri in rilievo, e già dalla capsula colpiscono la cura e la bellezza dei dettagli, molto bene anche le note di retroetichetta, descrittive e comunicative. Insomma bellezza d’antan rivitalizzata. In assoluto tra i migliori packaging tra i MC italiani, questo si che è un prodotto che pigli dallo scaffale senza indugio anche se non lo conosci.
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Italia
Vino: Le Serre Nuove 2011, Bolgheri DOC
Vitigno: 57% Merlot, 17% Cabernet Sauvignon, 14% Petit Verdot, 12% Cabernet Franc
Produttore: Ornellaia, Loc. Bolgheri, Castagneto Carducci (LI)
Le Serre Nuove è un prodotto che seguiamo da tempo e di cui abbiamo avuto modo di apprezzarne le performance ma dopo la giusta evoluzione, specificazione necessaria prima di leggere questo tasting poichè il prodotto a meno di tre anni dalla vendemmia non si è mostrato ancora adeguato, tuttavia la professionalità è di riuscire a coglierne profili ed aspetti attuali e prevederne le attese, per cui procediamo anyway…
– packaging: Il classico neo classico, già visto, somiglia a qualcosaltro, forse, ma è ben fatto e con molto buon gusto, va bene così e comunica eleganza e raffinatezza, quello che serve insomma, senza strafare. Sappiamo che queste maison puntano più sul awareness che nel rapporto diretto con il consumatore, inutile cercare storie nel retroetichetta. Essenziale ed avaro.
– aspetto visivo: Al calice appare rubino scuro quasi impenetrabile, già alta è la saturazione colore, archi spessi e abbastanza lenti.
– aspetto olfattivo: L’intensità dei profumi è alquanto bassa e trattenuta al punto che l’impianto olfattivo è tra i più avari mai sentiti, è un chiaro sintomo dell’impreparazione di questa annata fattore di cui tenere conto se vogliamo andare avanti.
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Vino: Morellino di Scansano DOCG 2013
Vitigno: 85% Sangiovese, 5% di Ciliegiolo, 7% Alicante, 3% di Colorino
Produttore: Podere 414, Magliano in Toscana (GR)
– packaging: Una presentazione grafica ed estetica molto bella e ricercata, fine ed evocativa, con un’ottima resa della comunicazione che va dalla facile riconoscibilità del prodotto (414, che si vede da lontano prima ancora di avvicinarsi allo scaffale) all’individuazione della denominazione la quale porta con sé il territorio, fino alle intelligenti note di retrocopertina. Rara la cura dei dettagli grafici, da prendere ad esempio.
– aspetto visivo: Di colore rubino vivace, lascia sul calice archi interessanti, fittissimi, stretti e lenti.
– aspetto olfattivo: Naso di intensità medio alta, piacevole ed invitante, avanza con un deciso aroma fruttato di frutti neri e ciliegia, poi poca mandorla, confettura di frutti neri, floreale di glicine ed iris, miele d’acacia, spezie di pepe bianco, poco legno ma più pasticceria, corteccia e arbusto, conifera e pino. Un pochino di alcol pizzica il naso ma nel complesso è corretto e tipico.
– aspetto gustativo: Molto invitante in bocca, di bella e sinuosa beva con un accenno di alcol più moderato, acidità
Vino: Roncaie sui lieviti 2012 VDT
Vitigno: Garganega
Produttore: Giovanni Menti, Gambellara (VI)
Fermiamoci un attimo a capire bene vini di questo tipo, quando capita qualcosa di diverso ci aiuta a vedere le prospettive in un modo diverso e capire molte cose. Prima di tutto che le denominazioni che dovrebbero essere degli standard di qualità spesso diventano dei limiti e delle omologazioni, non si può che ammirare il coraggio di chi fa vini ‘fuori standard’ credendo in un risultato finale che a noi è piaciuto un sacco, è un assurdità ma è così ed oggigiorno per andare oltre qualche volta devi uscire dalle DO, così come qualche decennio fa fecero in Chianti ma per porre le basi di una rinascita, adesso invece questa diventa necessità di fronte alle imposizioni, anche con dietro una UE che non promette nulla di buono. Questo vino di Menti spremuto dall’eccellente base Garganega esprime un carattere unico, dentro c’è tutto il potenziale agricolo-ambiente-uomo, la fermentazione con lieviti naturali aggiunge ciò che i lieviti selezionati tolgono, la tecnica di produzione consta di un approccio artiginale ma molto evoluto e competente, artiginale nel senso di cura dei dettagli impossibile nel comparto più meccanizzato. Imbottigliamento senza solfiti che a più di due anni dà risultati splendidi, non ci sono parole.
– packaging: Se l’etichetta anteriore si presenta scarna (tuttavia elegante), è invece molto completa sul retro dove riporta tutte le informazioni necessarie e tutte quelle che il produttore vuole fare sapere.
– aspetto visivo: Colore a dire poco particolare, giallo paglierino opaco e torbido, ovviamento il prodotto non filtrato rende questo aspetto lontano dalle abitudinarie colorazioni peraltro artificiali, manifesta bollicine fini, finissime, veloci.
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Vino: Piastraia 2009 Bolgheri Doc
Vitigno: Merlot, Cabernet, Sangiovese, Syrah
Produttore: Michele Satta, Castagneto Carducci (LI)
In quel di Bolgheri c’è qualcuno che ha iniziato a fare vino se non proprio tra i fondatori possiamo affermare tra i precursori, Michele Satta è sicuramente tra quelli da contare con le dita di una mano che hanno fortemente creduto nella vocazione della zona, anche quando i terreni erano ancora i possedimenti delle importanti famiglie locali. Un suo grande merito è stata l’affermazione del Sangiovese in un momento dove sembrava che solo i classici bordolesi fossero da considerare, invece la storia ed i fatti raccontano di un ‘Cavaliere’ che ha rotto gli schemi, se la mente non ci inganna forse il primo a farlo con il Sangiovese. Qui abbiamo la sua interpretazione del Bolgheri classico che non poteva non vedere nell’uvaggio il suddetto vitigno, con un livello qualitativo alto ma anche un po’ da fuoriclasse, il che fa un grande piacere, una volta tanto una voce solista fuori dal coro fa rivedere nuovi orizzonti.
– packaging: Grafica seria ma personale, scura ma elegante, bella etichetta distintiva ed impostata similarmente a tutta la linea Satta, orginale l’uso dei caratteri, più che sufficienti le note del retro, buon risultato.
– aspetto visivo: Al calice è di colore rubino molto scuro e quasi totalmente saturo, produce archi molto lenti e molto fitti, molto belli da vedersi.
– aspetto olfattivo: Intensità dei profumi quasi medio alta, avvolge da subito con aromi di frutta rossa, di ciliegia e poi di frutti di bosco neri,
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Vino: Brut Franciacorta DOCG
Vitigno: Chardonnay e Pinot Nero
Produttore: Barone Pizzini, Provaglio d’Iseo (BS)
Il prodotto ‘base’ di Barone Pizzini possiede tutto quel ventaglio di elementi che si possono desiderare in un Metodo Classico, anzi di più, potrebbe essere un ‘sample’ molto ben indicativo dello stile Franciacorta. Non è un campione assoluto ma vini così ben fatti entro i venti euro non sono comuni, a cominciare dal profilo olfattivo che si diffonde invitante con una linea dritta senza sbavature, in bocca soddisfa la voglia di fragranza del perlage, non proprio finissimo ma da buon metodo doppia-fermentazione, a tutto vantaggio della latitudine di abbinamento dove con bassa gradazione possiamo accompagnarci molte buone cose nel piatto. I can get (yes) Sastisfaction!
– packaging: A ben vedere fin dalla capsula esprime classe, eleganza, comunicazione di poche parole di significato compiuto con caratteri dimensionati e calibrati sulla efficace espressività di due cose, il brand aziendale ed il brand territoriale. The Barone do it better… tutto ciò che serve c’è ed arriva diretto al consumatore. Retro denso di informazioni fondamentali: tiraggio aprile 2011, sboccatura maggio 2014, uvaggio, territorio. Carta resistente all’umidità. Perfetto!
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Visita mirata al padiglione vino gestito da Vinitaly. L’ingresso si presenta molto bene ed è davvero invitante passarci (fino a qui non c’è alcun costo), ci è piaciuto il caleidoscopio di colori del vino graduato dal giallo al rosso, divertenti ma disagevoli i ‘nasi’ entro i quali si annusare i profumi relativi al vino. Proseguendo con l’ingresso base abbiamo per 10 euro il calice degustazione e una tessera per tre degustazioni, questo prezzo non è di per se nè basso nè alto, è piuttosto criticabile il sistema di presenza di un certo vino di un certo produttore (come sappiamo a pagamento e a scelta del produttore stesso, ne va che l’occasione è persa per avere una reale panoramica dei vini italiani). L’iniziativa di per sè stessa non è né sbagliata né criticabile, è invece sconfortante che in un evento unico e mondiale sul genere ‘alimentazione’ le istituzioni italiane non abbiano potuto fare di più… anzi è proprio svilente che la principale cultura enoica riduca il suo patrimonio culturale a questa serie di erogatori automatici.
Certo ci sono e ci saranno eventi correlati al vino, ma che tutto un padiglione dedicato al vino sia solo un unica fila di distributori automatici è proprio poco, anzi quasi nulla a pensare bene cosa si sarebbe potuto fare per arrivare ad una ricaduta di immagine condivisa, invece tutto qua! Non possiamo che abbandonarci ad un po’ di tristezza…
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Vino: Serra dè Cocci 2012 IGT Toscana
Vitigno: Chardonnay 90%, Malvasia 10%
Produttore: Pakravan-Papi, Riparbella (PI)
Non sarà determinante per la qualità dei vini, ma dalla tenuta in quel di Riparbella ‘alta’ nella ‘bassa’ Val di cecina si gode di un panorama che spiega il significato di mozzafiato. Non un vino sottotono nel catalogo, anzi la capacità di interpretare sia gli internazionali che il Sangiovese fanno la differenza, ogni vino di Pakravan Papi ha la sua peculiarità ed il suo carattere, anche nella vinificazione in bianco esiste una nota di merito, di distinzione.
– packaging: Etichetta preziosa, si fa notare con colori belli e armonici, comunicazione a metà strada, ottima per la riconoscibilità del prodotto, una volta tanto proprio bella, un po’ meno efficace dal punto di vista del legame territoriale.
– aspetto visivo: Colore giallopaglierino tenue riflessi paglierino, archi stretti e lenti.
– aspetto olfattivo: Profumi di intensità media, presenta note fruttate di pompelmo stramaturo, esotico di papaya, floreale di acacia -caratterizzante-, camomilla, buona dose di liquirizia, erbaceo fresco, tabacco, lieve rosmarino, lieve quanto intrigante nota di pino e di fumo. Profilo interessante, equilibrio e pulizia con carattere.
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Vino: Kuddia del Gallo 2012, Terre Siciliane IGT
Vitigno: Zibibbo 70%, Viognier 30%
Produttore: Abraxas vini a Pantelleria, Contrada Kuddia Randazzo, Pantelleria (TP)
– packaging: Grafica di medio impatto, richiami antichi con disegni curati e carini, carta di ottima qualità, ma il contrasto di colori non dona luminosità con conseguente perdita di visibilità, manca in generale di comunicazione, nessun riferimento territoriale… da un territorio esclusivo.
– aspetto visivo: Al calice colore paglierino con riflessi dorati.
– aspetto olfattivo: Impatto olfattivo di intensità medio alta, buon profilo influenzato dal potere del Viognier, apre con glicine e pompelmo maturo, cedro, tisana e té alla pesca, frutto della passione, melograno, miele millefiori, garofano, erbaceo e timo, tutto molto pulito.
– aspetto gustativo: Al palato mediamente caldo con contraltare di medio bassa acidità ed ancora di buona freschezza, struttura di medio livello, dimensione masticabile e mediamente rotonda con un buon equilibrio complessivo e con un alcol non propriamente basso. Retrolfatto di té alla pesca, pescanoce, lime e agrume di medio bassa persistenza che chiude con buccia di agrume. Abbinabilità buona con piatti di pescato ma senza chiedere accompagnamenti su cucine di struttura poichè anche con antipasti con sapori troppo decisi non rende. La particolarità del viognier dona certamente carattere ma anche a discapito dello zibibbo, il blend porta un profilo sensoriale indiscutibilmente bello, ma da queste uve e queste latitudini ci aspettiamo più carattere, più profondità. Tasting marzo 2015
Prezzo 8e, valutazione 6,5/10, value_for_money 7/10
Vino: Masetto Nero 2010, IGT Vigneti delle Dolomiti
Vitigno: Merlot, Cabernet Sauvignon, Lagrein e Teroldego
Produttore: Endrizzi, S. Michele all’Adige Loc. Masetto (TN)
– packaging: serioso ma non troppo, più che altro schematico. Chiaro nella comunicativa anche se con poche informazioni ma con una bella e singolare retroetichetta con l’immagine delle persone dell’azienda. In definitiva ne esce un immagine fine se non ancora raffinata.
– aspetto visivo: Al calice il colore è scuro ed impenetrabile, singolare, potremo dire nero! Archi densi, fitti, lenti. Vino bello da guardare.
– aspetto olfattivo: Profumi di intensità medio alta, apre con note di frutti di bosco neri, seguono fragolina di bosco, floreale di geranio e garofano, nocciola, pepe nero e lieve ma curioso cumino, vegetale fresco e sottobosco umido ed humus, pelliccia, segue un lievissimo sentore di cantina umida e lieve percezione di alcol.
– aspetto gustativo: Al palato tutto torna in ordine, una buona areazione lo rende meno spigoloso e si presenta di una certa









